LibriQuote | Il viaggio di un cuoco | Anthony Bourdain

Dopo aver letto tutto d’un fiato il suo primo libro “Kitchen Confidential”, non ho esitato ad acquistare i seguenti in un colpo solo. Anthony Bourdain ha rapito tutti i miei sensi, non solo il gusto. In “Il viaggio di un cuoco” è stato capace di esplorare colori, luoghi, profumi e piaceri a un universo da casa. Qui ho raccolto una selezione di parole che mi hanno incantato particolarmente e che non smettono di farmi pensare che il sapore delle possibilità è illimitato!

Lo so, arrivo tardi. Pubblicati nei primi anni del nuovo secolo, i libri dello chef americano (a mio parere) più irresistibile e sarcastico non rientrano certo tra le ultime uscite che affiorano dagli scaffali delle librerie. Con molto piacere, però, quando mi perdo nella sezione cucina di molti bookshop, li trovo a fare capolino. In questo suo secondo racconto personale, l’autore leva l’ancora dalla frenetica ed eclettica Grande Mela e si lascia inebriare dalla magia del viaggio, interpretandolo ovviamente in chiave gastronomica. Alla ricerca del cibo perfetto, la sua curiosità e la sua passione lo spingono attraverso avventure insolite. Lo vediamo, infatti, in Cambogia intento a risalire temerario un fiume per nulla sicuro, scortato da loschi individui; agghindato negli abiti di perfetto uomo giapponese d’altri tempi assistere ai raffinati spettacoli delle geishe; vivere l’esperienza “un po’ forzata” di una cena tipica tra i tuareg nel deserto del Marocco e anche rendersi poco conto dell’effetto che sortirà un’insistente degustazione di vodka nel glaciale inverno russo.

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Naturalmente sapevo già che il cibo migliore del mondo, il cibo perfetto, molto di rado è il più sofisticato o il più costoso. Sapevo che ci sono elementi più importanti della tecnica e degli ingredienti ricercati per creare la magia intorno a un tavolo. Il contesto e il ricordo giocano un ruolo fondamentale nei pasti più eccelsi della nostra vita.

Nessuno ricorda di aver mangiato il miglior pasto della propria vita seduto in giacca e cravatta in un ristorante di lusso.

È una vita che io e i miei amici lavoriamo per fare della ristorazione uno spettacolo.

Cercherò la magia del cibo in Vietnam, in Cambogia, in Portogallo, in Messico, in Marocco e in qualunque altro posto mi venga in mente. Senza paura. Assaggerò tutto.

I cuochi adorano queste cose. Ci piace quando riusciamo a motivare i nostri clienti a provare qualcosa che prima trovavano spaventoso o repellente.

Quando si visita un paese straniero, in particolare quando si è disinformati e mal preparati come me, poter contare sull’ospitalità di un indigeno è un enorme vantaggio. Di solito consente di arrivare in fretta alle cose buone e di conoscere i posti da una prospettiva piuttosto vicina a quella della popolazione locale.

È difficile che gli eventi siano all’altezza delle aspettative. Non so se mi aspettavo di svenire, cadere a terra, scoppiare in un pianto di gioia o cos’altro. Anzi, sì, lo so. Mi aspettavo il dannatissimo cibo perfetto.

Dal primo all’ultimo individuo tutti sembrano fare assolutamente del loro meglio con quello che hanno, improvvisando, riparando, rinnovando. [Vietnam]

Non esiste posto al mondo (almeno fra quelli in cui sono stato o di cui ho sentito parlare) che stimoli altrettanto profondamente i centri del piacere più intimi del cervello di un cuoco. [Giappone]

Attraversare i mercati ittici giapponesi mi esalta. Mi basta pensarci che le pulsazioni aumentano.

La vita era di nuovo degna di essere vissuta.

Sei consapevole che stai mangiando uno dei pasti più piacevoli della tua vita ma non sei più intimidito. La consapevolezza del tempo e della spesa vola via dalla finestra. Scompaiono le preoccupazioni sulle buone maniere a tavola. Quel che succederà dopo, più tardi e perfino domani diventa insignificante.

La memoria è uno strumento potente nelle mani di uno chef. Utilizzata con abilità, può essere tremendamente efficace.

 

Se volete acquistarlo su Amazon: Il viaggio di un cuoco

Io, nel frattempo, non mi trattengo e comincio subito il prossimo.

 

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